Caterina Sforza, virago di Romagna

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PDF di approfondimento su Caterina Sforza.

È figlia illegittima [1463-1509] del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, e della sua amante Lucrezia Landriani. Si prendono cura di lei la nonna Bianca Maria Visconti e Bona di Savoia, moglie del padre. Riceve un’educazione consona ai doveri e agli onori del suo rango e un’istruzione di buon livello culturale. La corte di Milano è frequentata da dotti e letterati. Apprende la lingua latina, la botanica, l’alchimia e la medicina; subisce il fascino delle armi. La passione per il sapere non l’abbandona mai e, nonostante gli impegni da affrontare, non tralascia mai i suoi studi riuscendo via via conseguire un’esperienza e una conoscenza tali da potersi confrontare con medici e scienziati del tempo. Nei suoi castelli aveva dei locali adibiti alle sue sperimentazioni e alle sue preparazioni che faceva per sé e che inviava a chi, nel bisogno, gliele chiedeva.

Descrizione

PDF di approfondimento

È figlia illegittima [1463-1509] del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, e della sua amante Lucrezia Landriani. Si prendono cura di lei la nonna Bianca Maria Visconti e Bona di Savoia, moglie del padre. Riceve un’educazione consona ai doveri e agli onori del suo rango e un’istruzione di buon livello culturale. La corte di Milano è frequentata da dotti e letterati. Apprende la lingua latina, la botanica, l’alchimia e la medicina; subisce il fascino delle armi. La passione per il sapere non l’abbandona mai e, nonostante gli impegni da affrontare, non tralascia mai i suoi studi riuscendo via via conseguire un’esperienza e una conoscenza tali da potersi confrontare con medici e scienziati del tempo. Nei suoi castelli aveva dei locali adibiti alle sue sperimentazioni e alle sue preparazioni che faceva per sé e che inviava a chi, nel bisogno, gliele chiedeva.
Alla sua corte accorrevano medici, speziali, alchimisti, erboristi, barbieri e ciarlatani con i quali Caterina scambiava esperienze medico-pratiche … Negli anni forlive si Caterina si avvalse degli ingredienti che lei stessa coltivava nel giardino attiguo alla rocca di Ravaldino e che poi trattava nel laboratorio personale dove cuoceva, distillava ed estraeva principi attivi da materiali organici e inorganici.