Piante nell’arte. Linguaggio religioso, filosofico, esoterico, simbolico e allegorico

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Descrizione

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Il massimo della sapienza recondita nelle opere d’arte, la raggiunge Botticelli ne La Primavera dove egli vibra di intensa maestria e perizia nella ricerca della bellezza e dell’armonia, nella descrizione minuziosa delle figure, nella grazia del disegno, nella mancanza di profondità
prospettica, nella delicatezza dei colori, nei dettagli naturalistici delle foglie, fiori e frutti, nell’incurvarsi delle fronde in un ampio squarcio di luce per soddisfare il proprio bisogno di urlare al mondo nella maniera garbata del linguaggio simbolico, il dolore per il morbo che affligge
Simonetta, nella leggiadra bellezza delle tre grazie che vestono candidi abiti appena velati sul delicato incarnato, nei rossi dei manti di Venere e Mercurio e nel ceruleo del corpo ammantato di blu di Zefiro, nel ricorso ai colori chiari e luminosi sullo sfondo scuro omogeneo del prato e del fogliame. La luce tra il fogliame, è fredda, le figure sono prive di ombre, Zefiro è l’unico personaggio volumetrico con discreto contrasto chiaroscurale. Il tempo non trascorre, nessuna ombra segna il prato, i piedi non calpestano nessun fiore.